Chi salverà la sanità?

A dispetto di un’accresciuta consapevolezza riguardo le potenzialità delle nuove tecnologie come strumento per migliorare le cure e dimezzare i costi, il settore stenta ancora a crescere in termini di innovazione.

Se il mondo della sanità pubblica non si evolve, le strutture private avanzano. Niente di nuovo, quello che si sta verificando nella sanità pubblica che, secondo quanto riportato da un’indagine resa pubblica dal Censis, risulta sempre meno adeguata ai bisogni dei cittadini.

Un’opinione diffusa, che dà voce anche al malcontento degli utenti e che è dimostrata dal successo degli istituti ospedalieri privati, che secondo Assinform hanno visto lievitare i profitti raggiungendo oltre 30 miliardi di euro con un incremento dell’8% per un periodo compreso tra il 2007 e il 2010. Inoltre, come riporta Assintel, persiste un grave divario tra Nord e Sud Italia. Le strutture delle zone settentrionali del Bel Paese godono infatti di budget che si avvicinano molto agli standard europei, arrivando a costituire i due terzi della spesa complessiva nazionale, mentre quelle del sud continuano a vivere una situazione di arretratezza, in cui molte si trovano ancora ad affrontare investimenti standard, come quelli destinati al CUP regionale in ottica multicanale.

Nella partita dell’innovazione per un sistema sanitario che possa dirsi all’avanguardia, la pedina per lo scacco matto risulta oggi essere data dalle nuove opportunità di efficienza offerte dall’It, prezioso mezzo capace di creare servizi più soddisfacenti, una migliore interazione tra medico e paziente, ma anche di produrre un significativo risparmio in termini di costi e tempo d’attesa. Una leva di sviluppo che deve essere sfruttata, necessaria e indispensabile per l’allineamento con quanto previsto dal Decreto Semplificazioni del Governo che, infatti, stabilisce l’avanzamento delle tecnologie di ultima generazione nel settore, sia a livello nazionale che regionale. Privilegiare la gestione elettronica delle pratiche mediche grazie alla possibilità di utilizzare cartelle cliniche digitali, prenotare visite online presso le strutture sanitarie e spingere l’utilizzo dei nuovi dispositivi mobile, come smartphone e talbet, sono la scommessa di una sanità che, con una maggiore spinta propulsiva, potrebbe essere simbolo di rivincita sulla crisi generale del mercato globale e artefice di un’innovazione attiva.

Tuttavia, la sanità digitalizzata sembra ancora un’utopia lontana dalla realizzazione, come dimostrano i dati Assintel, che descrivono infatti una costante lenta regressione più che un’ascesa. Si parla infatti di un calo dello 0,8% rispetto all’anno precedente per quanto concerne gli investimenti destinati all’It. Sembra che 520 milioni di euro non siano una spesa sufficiente a stabilire la ripresa per entrare nei binari dell’innovazione. Per liberare lo sviluppo di nuovi trend, ASL e aziende devono aumentare i loro investimenti in tecnologia, in linea con la tendenza, seppure timida, dimostrata dalle Regioni.

Nonostante ciò, sono due le aree di investimento a distinguersi. La prima riguarda le gestione documentale, che contempla progetti di dematerializzazione di interi processi, come visite ed esami radiografici, ma anche la possibilità di effettuare pagamenti online dei ticket e ricevere referti ed esami per via telematica. La seconda, invece, è lo sguardo di interesse verso il cloud computing, che sembra attirare in modo particolare l’attenzione del settore sanitario, registrando un alto gradimento nelle realtà ospedaliere. Di contro, la spesa per le telecomunicazioni ha continuato a registrare contrazioni fino a raggiungere una percentuale del -3%.

A comportare tale ritardo sono principalmente il mancato ammodernamento delle infrastrutture di rete e un insufficiente ampliamento della banda di comunicazione. Non raggiungono la sufficienza nemmeno le iniziative attivate sul fronte mobile per medici e infermieri, così come i servizi di assistenza ed entertainment al posto letto dei pazienti, che risultano infatti ancora inadeguati o comunque limitati, con un livello che raggiunge solo lo status di progetto sperimentale, senza riuscire quindi ad impattare in modo positivo e decisivo sul mercato.

di Margherita Stefanìa

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